Coetaneo negli anni ’90

Un ragazzo e una ragazza si dividono gli auricolari per ascoltare un po’ di musica in treno. Età media 16. Lei prende in mano il telefono e apre l’applicazione.

– Scegli una lettera.
– Mh… Zeta.
– Uff… Non ho niente con la Zeta… No, aspetta! Zombie!
– Quella dei Cranberries?
– Chi?!?
– (Un po’ deluso) No niente… Un vecchio gruppo di vent’anni fa…
– Perché? Tu ascolti roba così vecchia?!?
– Ma no… (si arrampica vistosamente sugli specchi) Boh… Mio zio… Il fratello di mia madre… Non so neanche perché mi è venuto in mente…
– Ah… Mi sembrava strano…

Il silenzio del rumore del ciclo circadiano

Ciclo che si compie all’incirca ogni 24 ore, con cui si ripetono regolarmente certi processi fisiologici. I r.c. sono regolati da fattori interni (il cd. orologio biologico) ed esterni (per es. luce e temperatura). Nelle piante, sono esempi di r.c. i movimenti di apertura e chiusura degli stomi, così come l’apertura e la chiusura di certi fiori. Negli animali, seguono un r.c. il ciclo sonno-veglia e la produzione di alcuni ormoni (per es. la melatonina secreta dall’epifisi). (fonte: Treccani)

Il mio ciclo personale, privato e condiviso in pubblico si svolge in un tubo di metallo su ruote di metallo, alimentato da scosse elettriche (il tubo, non il mio ciclo) e si chiama treno.

Ore 7,29 – Partenza

Ore 21,25 – Arrivo

Il ritmo non è più dato dal suono delle giunture tra le rotaie come in vecchio film western, bensì dall’incrocio di flussi di persone (organismo collettivo semovente) e singoli individui (organismo unico) con i loro ronzii, risate, discussioni al telefono, cibo mangiato, suonerie improbabili, pad da lettura, vecchi romanzi ingialliti da 2euro, bagagli ingombranti/colanti/odoranti, truccature, vestizioni, svestizioni e amenità varie. Un rumore assordante.

Uno dei ricordi più belli che ho di uno di questi viaggi risale ai tempi dell’università. Stessa tratta di oggi.
Salgo e mezzo vagone è prenotato da una scolaresca. Oddio…
La fermata successiva salgono tutti, il rumore dei passi di una mandria di bufali, le maestre già stanche con occhiaie e dita ingiallite da anni di “shhh!”.
Si siedono.
Non c’è rumore.
Apro una palpebra appoggiata sul mio gonfiore mattutino da ore piccole.
I bambini si muovono sbraitano, fanno gesti in continuazione, si parlano così, non sanno farlo in altro modo. Sono tutti allegri, con i loro zainetti. Le insegnati fanno segni per parlare e loro a segni rispondono. Tra di loro è un continuo muoversi di mani. Non ho mai visto dei bambini fare tanto casino. Il silenzio era assordante.

I disturbi del ritmo circadiano sono una classe di dissonnie che riguardano l’alterazione del ciclo sonno veglia. (fonte: Wikipedia)

L’alterazione è dovuta ad elementi esterni. Un finestrino aperto, un odore sgradevole, una ginocchiata, il controllore che ti sveglia per il biglietto. Ma basterebbe dormire di notte. 4ore non sono un granché. Troppe poche ore per fare le tue cose e per fare le tue cose devi ritagliarti delle ore. Le tolgo dal sonno. Un’ora di viaggio aiuta. Prima leggevo, ascoltavo musica, lavoravo al computer. Ora dormo. Disturbo il mio ciclo e lo stuzzico come un bambino un formicaio, fino ad arrivare a cospargelo di alcool e dare fuoco. Guardo il mio ciclo dissolversi disordinato come le formiche fuggono, il tutto senza l’odore di acido formico.
Forzare per più di un anno il proprio ritmo non è la cosa più intelligente da fare, ma aspettiamo quando saremo confermati, si cercherà casa là…
– …così saremo più tranquilli…
– …magari non proprio in centro centro no?
– …boh vediamo… cominciamo a cercare…
– …un terrazzo… mi piacerebbe un terrazzo…
– …beh in centro sarà un po’ difficile… sono tutte case di righiera col classico balconcino stretto e lungo… dai vediamo!

Dormo poco… una volta ero un dormiglione. Dormivo ore e ore senza dover andare in bagno. Ma quando ero sveglio riuscivo a fare tutto o almeno avevo il tempo per farlo.
– Ma il lavoro è così!
– 14ore in giro?!?
– Beh… ti pagheranno bene…
– Quanto un commesso di sesto livello…
– Ah… Ma scusa cercare altro?
– 2013. Italia. Ti dicono qualcosa queste due parole vicine?
– Beh almeno un lavoro ce l’hai, no?
– Infatti, non mi lamento e mi piace anche.

L’omeostasi è la capacità di mantenere una condizione di equilibrio interno, indipendentemente dalle modificazioni che avvengono all’esterno. (fronte: Wikipedia)

Ho sempre odiato le cose zen, lo yoga e i vari equilibrismi universali, sono un elefante nel più classico negozio di cristalleria. Piccoli passi, stai attento, ma sai cosa sta per succedere. Un frastuono indicibile.
– No. Non sapevo cosa stava per succedere…
– Quando te l’hanno detto?
– Lunedì. A quindici giorni dalla scadenza del contratto…
– E adesso?
(No, grazie non ci avevo pensato a questa domanda… Vediamo… L’astronauta?)
– Non so, adesso metteremo insieme i pezzi.
– Certo che l’anno era iniziato già così male…
– …
– Vabbè ma tu sei bravo, qualcosa trovi di sicuro! Ricominciare a scrivere?
– Ormai non paga più nessuno…
– E con quella cosa che stai facendo su internet non riesci a farci niente?
– Cazzo il Blog! E ora cosa ci scrivo?!?
– Beh con tutto quello che hai sentito in questi cinque anni di materiale ne hai.
– Effettivamente…

L’autunno del pendolante (dramma in un atto)

Da quando sono tornato dalle ferie e ho ricominciato a pendolare (2settembre) c’è un argomento che tiene banco tra gli abitanti del mio regionale. Le varie tribù: testa treno, centro e coda si inviano messi per avere ragguagli o informazioni sul momento tanto atteso. Prima era solo un sussurro, una voce soffusa, poi diffusa e infine conclamata con tanto di fogli pre-compilati. A parlare sono gli anziani del pendolarismo, figure mitologiche che sono in grado di valutare il ritardo del treno osservandone i posacenere, di sapere quale bagno è pulito solo appoggiando una mano sul bracciolo, di conoscere tutti i treni per numero e i nomi dei controllori (fino al secondogenito). A fianco a loro baldi tecnomani dotati di tavole della verità collegate con quello che succede all’esterno del treno (alcuni dicono si chiami realtà) leggono ad alta voce la notizia (anzi la Notizia) in un tripudio che assimila la fantozziana memoria ad un grido di rivalsa contro la macchina/sistema/diotrenitalia.
“Presentando almeno 6biglietti dell’abbonamento dell’anno 2012 l’utente potrà avvalersi di un rimborso pari a…”
Giubilo e tripudio.
Grossi premi e cotillon.
Tutti tirano fuori il loro plico di biglietti adeguatamente conservati e parte una sorta di celo/manca come con le figurine Panini e ogni biglietto, ogni singolo mese è legato ad un ricordo, una frase. C’è chi si commuove rivedendo maggio 2012 mese in cui è nata la figlia, chi con settembre chiede chi si ricorda di quel mega ritardo quella sera, tutti i treni annullati e arrivati a casa con tre ore di ritardo. C’è anche lo sfigato con agosto 2012. Niente ferie eh? Tutti lo prendono per il culo.
Io sono l’ultimo arrivato (giugno 2012) e nessuno mi aveva mai parlato di questi rimborsi… Insomma… Ho buttato via tutto. Mi guardano con comprensione, con la comprensione che si usa col figlio ritardato, tanto caro per carità, però mica ci arriva a certe cose…
Mi sono perso un mese aggratis di pendolarismo (che son sempre soldi, come diceva mio nonno) ma suona un po’ come: visto che ti piace così tanto fare il pendolante, te ne regaliamo un altro po’. Come quando eri piccolo. Dove aspettavi la primavera in cui arrivavano le giostre e i figli dei giostrai venivano a scuola con te per qualche settimana. Se te lo facevi amico ti regalava le corse gratis. Era lo stesso mese in cui a scuola tutti avevano i pidocchi e in città sparivano le biciclette, ma vuoi mettere? Biglietti gratis!
E così tutti i miei compagni di viaggio sono euforizzati e si parla solo di quello, non sembrano neanche più loro. Il “Ciao come è andata oggi” è sostituito da “hai preso il modulo? Hai consegnato tutto? Ma tu sai quando arriveranno i soldi? O è direttamente un biglietto?”.
Ma poi passerà e tutto tornerà normale dai. E quel famoso mese in cui io pagherò loro avranno un fantastico biglietto dorato come quello di Willy Wonka e tra due anni tirandolo fuori sgualcito dal portafogli si racconteranno di quanto era stato bello quel mese, il Mese Aggratis, si faceva quasi meno fatica ad andare a lavorare, sembrava quasi che il treno fosse meno in ritardo, più pulito, che i non pendolanti della mattina fossero più silenziosi e ti lasciassero dormire…
Ho cominciato a tenere i biglietti, il prossimo rimborso sarà tra altri due anni, forse. E quando tirerò fuori il biglietto di settembre 2013 penserò a questo momento e lo racconterò alle nuove generazioni di pendolanti. Sarà il 2015… Anno in cui, se sarò ancora su questo treno, mi sparerò.

Dal libro delle scuse (Capitolo 3, paragrafo 4, versetto 33)

– Ciao posso chiederti una cosa?
Alzo gli occhi dal libro, mentre prendo la forma del sedile, in attesa che il treno parta. Di fronte a me il classico tizio da stazione che chiede soldi con le scuse più incredibili. Questo si presenta emaciato, sofferente e con un collare ortopedico…
– Dimmi…
– Stamattina mentre venivo giù a lavorare ho avuto un incidente in tangenziale e mi hanno portato la macchina nella prima officina autorizzata FIAT (la cosa che amo di più sono i particolari, tanto studiati e perfetti da essere surreali), io sono stato in ospedale tutto il giorno! È stato un incidente brutto sai? E quando sono andato a recuperarla ho dovuto pagare le piccole riparazioni (ma non era un incidente brutto?) e mi hanno pulito…
– Guarda…
– No no aspetta! Mica ti sto chiedendo del grano! Oh! La macchina l’ho recuperata e ce l’ho qui davanti alla stazione, solo non ho soldi per la benzina e abito lontano! Non ti chiedo tutto insieme eh! Solo un piccolo aiuto…
– Ma non avevi detto che non volevi soldi?
– Vabbè un aiutino… Mica 100euro!
– Mi dai l’indirizzo e te li spedisco!
– Senti…
– Ho capito! VAFFANCULO STRONZO!

Ritardi: Vi preghiamo di prestare attenzione a successive comunicazioni…

Esco dal negozio di corsa
Arrivo in stazione, binario, carrozza (la più vicina a fondo treno) completamente sudato.
Recupero fiato…
…le luci sono spente…
Mh…

20.10 – Ancora tutto spento…
20.20 – Scendo. Una ragazza chiede al controllore quando parte il treno.
Risposta: “Se manca la locomotiva dove va?”
(Bene…)
Piano B: fare pena al capotreno dell’Intercity Notte. Il treno ha già 15minuti di ritardo e non è indicato il binario…
20.45 – Una piccola brezza d’aria fresca (almeno questo…)
20.50 – Lo stato delle cose:
Primo treno – ritardo di 40min.
Secondo treno – ritardo 25min. (Ancora senza binario)
21.00 – Comincio a puntare al 21.20… Del primo treno ne aggiornano ne annunciano ulteriore ritardo…
21.04 il primo treno è vivo (o almeno lo è il tizio che aggiorna il tabellone)! 60minuti di ritardo e ancora nessuna locomotiva.
Intanto sul binario (non segnato) del secondo treno… Un tecnico FS fa il Signor Malaussene della situazione, il capro espiatorio insomma, tra poco metteranno direttamente un pungiball…
21.11 Pausa caffè.
21.16 Mi siedo sul 21.20, piedi doloranti dopo tutto il giorno in piedi, i muscoli si sciolgono… tra 4 minuti parto…
21.18 La Voce annuncia la partenza del primo treno…
21.24 – Partenza! (Volevi partire in orario per caso?) Arriverò alle 22.35, domattina alle 7.29 ripartirò… -7giorni alle ferie…

P.S.: Arrivato alle 22.37 il secondo treno aveva 100minuti di ritardo.