L’elogio alla lentezza (è sopravvalutato)

Carrefour (per comprare i più classici dei beni di prima necessità per ogni italiano all’estero).

Caffè, passata di pomodoro, tonno, sale grosso…Finisco per riempire il carrello delle classiche amenità di quando fai lo sbaglio di andare a fare la spesa a stomaco vuoto.

Davanti a me, in coda per la cassa, la classica umanità varia che presenzia queste occasioni in quel buco spazio temporale che va dall’uscita dal lavoro all’ora di cena (e qui l’ora di cena sono le ore 18.00).

Sul nastro scorrono pacchetti congelati di cibi già pronti. Inquietanti manifestazioni di fantasmi di piatti italiani di cui la pizza bolognaise (con il ragù) è solo la punta dell’iceberg.

Ad alternare la sequenza un pacchetto di caramelle o dolci per il bambino di turno nel carrello.

Surgelato, surgelato, surgelato, caramelle, surgelato, surgelato, dolce, surgelato, gelato…

…surgelato, surgelato, surgelato, surgelato, dolce, surgelato, gelato, caramelle…

…surgelato, dolce, surgelato, surgelato, surgelato, surgelato, surgelato, caramelle…

…surgelato, surgelato, dolce, surgelato, gelato, surgelato, dolce, surgelato, surgelato, surgelato…

…caramelle, surgelato, surgelato, , dolce, surgelato, gelato, surgelato, surgelato, surgelato, surgelato…

…lenzuola.

(Il tizio davanti a me è riuscito ad attirare la mia attenzione)

Una piazza e mezza.

Monocrome.

Blu scuro.

…in quel buco spazio temporale che va dall’uscita dal lavoro all’ora di cena…

Candele.

5.

Di diverse fogge e colori (comunque tenui).

Una bottiglia di vino.

Pseudo champagne.

Sigarette.

 Il mio cervello elabora: Sono uscito ora dal lavoro, è venerdì, stasera mi vedo con X. Ceno? No, mangio qualcosa fuori. Faccio giusto una doccia. Devo cambiare le lenzuola. Mh… Ne ho? Forse un paio pulito. Sono stirate? No… Vediamo se ne hanno un paio al supermercato così evito di perdere tempo. La casa è pulita? Sì… Passo giusto l’aspirapolvere e lavo i piatti… però… magari prendo due candele profumate va… almeno nasconde un po’ l’odore di fumo. Devo comprare qualcosa da bere…Lenzuola + Candele + Champagne (pseudo). Perfetto!

La cassiera passa tutto in automatico, pregustando un fine turno che sembra non arrivare mai. Passa i prodotti distratta poi, al momento di dichiarare il totale, qualcosa scatta.

Alza gli occhi.

Mi guarda.

La guardo.

Tutta la sua belgitudine sembra svanire per un attimo.

Poi svanisce.

Ma tanto basta.

Buona serata signor Lenzuola + Candele + Champagne (pseudo).

Se un pomeriggio d’autunno un viaggiatore (alla Lidl)… (Ovvero incontri con un italiano in Belgio 2)

Lidl. Coda per la cassa.

Davanti a me una ragazza giovane con pargolo in braccio e genitori di lei che caricano sul nastro svuotando un carrello infinito di roba degno di una borsa da viaggio intercontinentale di Mary Poppins. Una scena famigliare (in entrambi i sensi)…

Siamo divisi da un omone grosso, ancora con i vestiti da lavoro addosso (…carpentiere? …imbianchino?) il classico “amico porzione singola” di Palahniuk: scatole di roba surgelata, insalate pronte, barattolo di maionese e birra. Solitudine operaia in carrello.

Padre: Ma il Chianti non era in offerta?

Mi riprendo dalla distrazione, cerco di decodificare il linguaggio, ma non c’è nulla da decodificare, ho proprio sentito bene.

La cassiera strabuzza gli occhi. Lo vede alieno ma cerca di mantenere compostezza. Guarda la figlia speranzosa.

Figlia (guarda il padre come un adolescente guarda un genitore in pubblico): Ma papà…

Padre (alzando degli occhi al cielo che dicono “Ah già che sono all’estero!”): MA-IL-CHIAN-TI-NON-ERA-IN-OF-FER-TA?

(scandendo e con voce più alta)

Commessa (non regge e tenta un inglesissimo): Sorry?!?

L’amico porzione singola si gira indietro ridacchiando.

Incrocia il mio sguardo.

Ributto un occhio al suo carrello: spaghetti, parmigiano grattugiato, pelati in barattolo).

Ci capiamo.

Nel nostro sguardo c’è tutto. C’è il sopraccigli accigliato “ci facciamo proprio riconoscere dappertutto”, c’è il luccichio “solo noi”, c’è quella piccola rughetta che punta verso l’alto “voglio vedere come va a finire”.

Interviene la figlia e in due parole (olandesi) risolve la situazione.

Tutto a posto, intorno a noi nessuno sembra essersi accorto di nulla. Tutti composti, come sempre. Tutti sereni e imperturbabili, come sempre e la parola “polite” riesce, anche oggi, ad acquistare nuova forza espressiva.

Doppio surrealismo belga (o delle mille chiamate al giorno dei call center italiani)

Mi sveglio. Sonnellino pomeridiano da giorno libero. Cellulare silenzioso.
Una chiamata persa.

Ancora traumatizzato dai mille call center che chiamavano ogni giorno quando ero in Italia, ancora con gli occhi mezzo aperti (o mezzo chiusi) copio il numero e lo incollo su Googl…

Squillo.

Stesso numero.

(segue traduzione dall’olandese)

– Pronto? Sono Matteo.

– Buongiorno. sono Patrik.

– Buongiorno.

– Noi non ci conosciamo… 

(Inizio a preoccuparmi…)

– …l’ho chiamata anche poco fa ma mi sono accorto di avere sbagliato numero… Volevo chiederle scusa… Mi dispiace per il disturbo…

(La mia bocca si spalanca incredula e farfuglio)

– Ma no… Non si preoccupi… La ringrazio… Ma non si doveva scomodare…

– Lei è straniero?

– Sì sono italiano, sono qui da poco…

– (Ride) Eh… Noi belgi siamo fatti così… Si abituerà!

– …

Click.

Nuove specie, l’Italiano-Italiano ovvero Incontri con un italiano in Belgio (cosa rara come le maratone di Mentana in TV)

Lui: Ma Voi siete italiano?
Io: Sì.

Lui: Anch’io! Di dove?

Io: Alessandria, una cittadina tra Torino e Genova. E tu?

Lui: Ah, no. Io sono nato qui. Abito a (aggiungi nome a caso di città belga con miniera). I miei genitori/nonni sono di (aggiungi nome a caso di città del centro/sud Italia). Ma da piccolo andavamo sempre in vacanza lì.

Io: Beh… ma l’italiano lo parli ancora bene!

(a parte il fatto che ti danno del Voi)

Lui: Sì… dai… insomma… non come Voi che siete Italiano-Italiano!