Se un pomeriggio d’autunno un viaggiatore (alla Lidl)… (Ovvero incontri con un italiano in Belgio 2)

Lidl. Coda per la cassa.

Davanti a me una ragazza giovane con pargolo in braccio e genitori di lei che caricano sul nastro svuotando un carrello infinito di roba degno di una borsa da viaggio intercontinentale di Mary Poppins. Una scena famigliare (in entrambi i sensi)…

Siamo divisi da un omone grosso, ancora con i vestiti da lavoro addosso (…carpentiere? …imbianchino?) il classico “amico porzione singola” di Palahniuk: scatole di roba surgelata, insalate pronte, barattolo di maionese e birra. Solitudine operaia in carrello.

Padre: Ma il Chianti non era in offerta?

Mi riprendo dalla distrazione, cerco di decodificare il linguaggio, ma non c’è nulla da decodificare, ho proprio sentito bene.

La cassiera strabuzza gli occhi. Lo vede alieno ma cerca di mantenere compostezza. Guarda la figlia speranzosa.

Figlia (guarda il padre come un adolescente guarda un genitore in pubblico): Ma papà…

Padre (alzando degli occhi al cielo che dicono “Ah già che sono all’estero!”): MA-IL-CHIAN-TI-NON-ERA-IN-OF-FER-TA?

(scandendo e con voce più alta)

Commessa (non regge e tenta un inglesissimo): Sorry?!?

L’amico porzione singola si gira indietro ridacchiando.

Incrocia il mio sguardo.

Ributto un occhio al suo carrello: spaghetti, parmigiano grattugiato, pelati in barattolo).

Ci capiamo.

Nel nostro sguardo c’è tutto. C’è il sopraccigli accigliato “ci facciamo proprio riconoscere dappertutto”, c’è il luccichio “solo noi”, c’è quella piccola rughetta che punta verso l’alto “voglio vedere come va a finire”.

Interviene la figlia e in due parole (olandesi) risolve la situazione.

Tutto a posto, intorno a noi nessuno sembra essersi accorto di nulla. Tutti composti, come sempre. Tutti sereni e imperturbabili, come sempre e la parola “polite” riesce, anche oggi, ad acquistare nuova forza espressiva.

Doppio surrealismo belga (o delle mille chiamate al giorno dei call center italiani)

Mi sveglio. Sonnellino pomeridiano da giorno libero. Cellulare silenzioso.
Una chiamata persa.

Ancora traumatizzato dai mille call center che chiamavano ogni giorno quando ero in Italia, ancora con gli occhi mezzo aperti (o mezzo chiusi) copio il numero e lo incollo su Googl…

Squillo.

Stesso numero.

(segue traduzione dall’olandese)

– Pronto? Sono Matteo.

– Buongiorno. sono Patrik.

– Buongiorno.

– Noi non ci conosciamo… 

(Inizio a preoccuparmi…)

– …l’ho chiamata anche poco fa ma mi sono accorto di avere sbagliato numero… Volevo chiederle scusa… Mi dispiace per il disturbo…

(La mia bocca si spalanca incredula e farfuglio)

– Ma no… Non si preoccupi… La ringrazio… Ma non si doveva scomodare…

– Lei è straniero?

– Sì sono italiano, sono qui da poco…

– (Ride) Eh… Noi belgi siamo fatti così… Si abituerà!

– …

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