Inutile e (spero) breve vita di Chivalà, portinaio. Parte 1. (Trattato di sociologia spicciola)

Dopo 8 mesi di disoccupazione si torna a lavorare in fabbrica.
La solita telefonata del tizio dell’agenzia il venerdì alle 3 del pomeriggio: “Può iniziare lunedì?”
Passo il cancello, scivolo davanti alla portineria mentre parlo con un collega che mi dice benvenuto e vado verso le scale…

– Hey tu!
Mi giro. Una figura tozza spunta dalla finestrella del cubicolo prefabbricato dell’ultima vedetta lombarda.
– E tu saresti?
– Conti, c’ero già l’anno scorso.
Aggrotta le sopracciglia per l’immensa mole di dati da elaborare.
Torno indietro.
– Un Conti c’è già ed è già dentro!
Mi guarda con fare sospetto.
– Conti. Quello dell’agenzia…
– Aspetta che cerco.
Fa scorrere il dito su due fogli stampati di Excel con una quindicina di nomi.
Ovviamente parte da quello con scritto sopra in caratteri grassettati e in corpo 32: DIPENDENTI…
– Non ci sei.
Il mio collega aspetta e sogghigna.
Ripeto robotico…
– Quello dell’agenzia…
– Ah! Ok eccoti vai pure!
Mi allontano. Guardo il mio collega.
– Come ti dicevo non è cambiato niente. Neanche Chivalà.
– Menomale… a certe cose ci tengo!

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3 pensieri su “Inutile e (spero) breve vita di Chivalà, portinaio. Parte 1. (Trattato di sociologia spicciola)

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