Oggi è un giorno migliore

Mi sveglio. Caffè. Ho solo una sigaretta. La fumo e dopo poco guardo il pacchetto vuoto come sperando in una moltiplicazione dei pani e dei pesci. Devo uscire. Voglia Zero.

Il tabacchino è subito dietro l’angolo, dopo un bar. Il suo nome è Bar Mao. Prima era gestito da italiani, il proprietario si chiama(va) Maurizio, Mao per gli amici, ora è stato comprato (in contanti, si dice) da cinesi. Ironia della sorte. Bar Mao.

Passo la vetrina del bar, quasi davanti all’ingresso del tabacchino mi sento chiamare. È mio zio. In realtà era lo zio di mio padre, fratello di mia nonna. Quindi? Prozio?
Mio “zio” è un vecchietto pimpante di 85 anni. Magro. Occhi azzurri. Va ancora a ballare il liscio due volte a settimana. Ex autista di pullman (lui le chiama ancora “le corriere”), vedovo da una ventina d’anni (sua moglie, mia “zia” era bolognese e faceva le lasagne più buone dell’universo), capello grigio con riga al lato da Gommina Linetti, barba a lametta tutti i giorni, una casa impeccabile senza un granello di polvere, latin lover incallito.
Ogni volta mi offre il caffè. Anche questa volta andrà così.

– Hai già preso il caffè?
– Sì l’ho appena bevuto zio.
– Dai vieni dentro, un caffè si beve sempre!

Sorrido. Adoro il suo perenne entusiasmo. Ci salutiamo baciandoci sulle guance. Il suo profumo stile “dopobarba di una volta” mi avvolge. Ci perdiamo in chiacchiere. Chiede di me. Come Stai? È un po’ che non ti vedo! Lavoro? Ecc..

– E tu come stai zio?
– Ma bene dai, i soliti acciacchi… insomma… ho una certa età… – ne dimostra almeno 20 in meno –
Però vado sempre a ballare. Ho conosciuto una Signora sai? Bella donna, abita qui vicino. Andiamo spesso a ballare insieme, – i suoi occhi si riempiono di luce – mi chiama due o tre volte a giorno. Ci siamo incontrati a ballare e adesso balliamo sempre insieme. È una donna ricca, aveva un negozio di argenteria. Ogni tanto io le dico: “Ma cosa ci fai tu con me? Tu hai una villa, una casa in Sardegna e una in montagna, io sono solo un povero pensionato…” E lei: “Hai dei begli occhi, sei simpatico, con te sto bene.” Aspetta ho una foto!

Ormai abituato dalla tecnologia mi stupisco per un attimo quando tira fuori dalla tasca sinistra dei pantaloni (perfettamente stirati) il portafogli. Tasca sinistra, strano…
Mi mostra una foto tessera accuratamente riposta in uno scomparto a vista. È punzonata negli angoli, simbolo della sua ex funzione da Carta d’Identità. La foto è arrossata come solo le pellicole Kodak sanno fare dopo tanti anni. La signora in questione è una bella donna, con un bel sorriso. Guardo mio “zio”. Lui guarda la foto con emozione.
Facciamo ancora due chiacchiere e lui torna sempre a parlare della sua compagna di ballo. Poi ci salutiamo.

Vado a comprare le sigarette. Mi sento un sorriso stampato in faccia. Inizia a piovere e non ho l’ombrello ma non mi importa, oggi è un giorno migliore.

34 (OVVERO LA RISPOSTA ALLA DOMANDA FONDAMENTALE SULLA VITA, L’UNIVERSO E TUTTO QUANTO)

Qualche settimana fa, una cara amica mi ha chiesto di scrivere un post dedicato alla Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams per il suo blog. Il 25 maggio infatti si terrà il Towel Day (Il giorno dell’asciugamano) ma non vi dirò nient’altro.

Pensa, scrivi, cancella, riscrivi, rileggi, taglia e cuci il risultato lo potete leggere su We Make a Pair.

Buona lettura e… DON’T PANIC!

m.