L’invasione delle canotte viventi (ovvero come sopravvivere in un mondo post-acrilico)

Sono circondato da canotte, di tutti colori, fogge e manifestazioni.
All’inizio erano solo un paio, poi con il caldo umido che contraddistingue questa splendida regione, si sono fatte decine e ora centinaia. Mi entrano in negozio, nuova versione della canotta macchiata di sugo con le loro spalline larghe, con ascella in bella vista fino alla quinta vertebra. Di solito portano un paio di pantaloncini troppo corti di colore altrettanto improponibile e un paio di baffuti, un taglio marine laterale e ciuffettone zazzera sopra la testa. Pensi che le loro infradito, espadrillas, birkenstock li stiano portando al mare (ciabatte automatizzate) e invece te li trovi lì, di fronte a te, in negozio (dove fortunatamente il bancone ti permette di vedere solo un mezzobusto) o a fianco a te in treno (e lì non hai speranze…
Mi sembra quasi di vivere perennemente in un episodio infinito di Magnum PI o di un classico telefilm anni ’80 (non c’era uno di Riptide – quello col robottino – che si vestiva così?), solitamente quelli vestiti così erano piccoli spacciatori, gente che moriva all’inizio dell’episodio o informatori della polizia di turno… Quelli che cercavano di rimettersi un po’ a posto ma avevano ancora qualche giro losco. Di solito la scena iniziava così: inquadratura di un officina, vari motociclisti bisunti e vestiti in pelle sotto il sole di una Miami para-tropicale, il protagonista che sta facendo il punto della situazione mentre è inquadrato da dietro. Si avvicina ad un tizio che sta armeggiando dentro un cofano di una mille cilindri e la canotta riemerge dal vano motore con cappellino John Deer pulendosi le mani sporche di grasso sul pantaloncino gocce di sudore in faccia e perfetta sporcatura sulla guancia.
Forse è per questo che mi viene voglia di evitarli, non per la loro mise, ma per il retaggio culturale di migliaia di ore di TV, la versione video del “Non accettare caramelle dagli sconosciuti”…
Cerco un punto d’origine.
Dove le ho viste per la prima volta?
Su qualche banco del mercato, pronte a prendere possesso dell’individuo che contengono… Piegate in fondo a qualche armadio intontite (e quindi inermi) dalla naftalina… Troppo indietro… Genova.
Genova, con i suoi look fuori da ogni grazia di Dio. Genova, la città dove la moda non è mai pervenuta e forse è rimasta chiusa in un container del porto scaricato e lì dimenticato. Il posto dove non sei obbligato nemmeno ad essere pettinato perché intanto c’è troppo vento. Dove il risultato della equazione statistica universitarie/poliestere floreale anni ’70 è una retta di 45 gradi che regala un rapporto 1:1.
Era un mio amico, lo è ancora, sento il cuore che batte all’interno di quel cilindro smanicato di qualche taglia in più, ma la canotta è la canotta…
Le canotte sembrano avere il vezzo di passarsi l’individuo in questione dall’una all’altra e lui inconsapevole pensa di avere solo quello si continuare a sfoggiarne di nuove. Sono telepatiche, nella loro metrosessualità incerta.
Le abbiamo già combattute e vinte una volta a cavallo tra gli anni’ 70 e ’80. Un’epoca difficile di crisi e rinascita… Che sia questo il segreto? Il passaggio dalla birra calda in lattina portata come un vessillo al cocktail pestato da suggere seduto ad un tavolino? Che le canotte non reggano il superalcolico? Che la Milano da bere sia la soluzione finale? Devo auspicare un ritorno degli anni ’80 (il decennio più lungo della storia con tutti i sui reflussi)?
Più parlo, più sento le mie clavicole e il mio torace formicolare, la pelle sta cambiando e diventando cotone con i pallini per mostrare fin dall’inizio la sua pessima qualità, la barba sta cadendo e rimane solo quella sopra le labbra in un baffetto improbabile. Sento un rumore nell’armadio e vedo che a tutti i miei pantaloni è caduto un pezzo di gamba, ora sono pantaloncini di diverse fogge ma tutti ben sopra il ginocchio…
Se state leggendo questo messaggio probabilmente non sarò più tra voi… e state attenti perché l’invasione è già iniziata…

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Il sonno del regionale genera mostri…

Intercity pieno
C’è un tizio che dorme e occupa 3 posti
Io e il mio prode compare lo svegliamo
(Lui lo sveglia)
Lui bofonchia, si alza, bofonchia (ancora) e se va…
Si fa tutto il treno senza speranza e poi torna (senza dire nulla)
Allunga un sedile e ci si spinge sopra
Gesti atletici a profusione (voti: 9.3 8.9 9.7 9.7 9.8) per attirare a sé l’altro di fronte.
Si riaddormenta
Alla fermata successiva qualcuno vorrebbe svegliarlo
Facciamo cenno di no (e lei capisce)
A Lingotto il treno si rompe scendiamo nel nubifragio e sottopasso allagato
Saliamo su un’altro
Non lo vediamo…

God save the bookseller

– La prego aiuti una povera nonna! Dovevo prendere questi due libri di inglese a mia nipote e mi sono dimenticata. Chi la sente quella? Li avete?
(mi porge un foglietto)
– Guardi il mio collega controlla subito.
– Grazie! Grazie! Che dio vi abbia in gloria!
(Tiè!)
– Ma non c’è qualche libreria specifica di inglese?
– Per libri d’inglese e in lingua… c’è la ****** qui dietro.
– E sarebbe così cortese da chiamarla per vedere se ce l’hanno?
– … (prendo fiato…)
…Signora… non posso… ma è qui a due minuti, è l’isolato dietro a questo!
– Vabbè ho capito! Non mi vuole proprio aiutare!
– (Respira, respira, respira…)

PolFer: perché Trenitalia non basta…

Arrivo sul binario di corsa

il treno sta per partire

cerco di raggiungere la prima vettura per “parcheggiare” la bici

il capotreno fischia

mi butto sulla prima porta utile (seconda carrozza)

si affaccia uno della PolFer: Le bici vanno nella prima carrozza

Io: “Guardi la porto da dentro…”

Lui: No

Corro verso la prima

Il capotreno mi guarda

lo guardo

salgo sul vagone e chiudo la bici

(fiatone)

Capotreno: Quello là è veramente un coglione

(Lo amo!)

PS: Nessuna persona o animale è stato maltrattato durante la produzione di questo post.

Vorrei un Buticchi normale con patatine large e coca senza ghiaccio grazie!

Cliente: Cercavo un libro di Buticchi mi pare ci sia la parola ombrellone nel titolo.
Io: Dovrebbe essere “Scusi, bagnino, l’ombrellone non funziona!” se non mi sbaglio… Vuole vederlo?
Cliente: Grazie! (Guarda la copertina e legge qualche pagina, sembra perplesso) Mah… Scusi… Ma non è come gli altri?
Io: In che senso?
Cliente: Pensavo fosse come Meno…meno…qualcosa, Profezia, La nave d’oro… quelli lì insomma, i Buticchi normali…